Perché il lavoro dei tech provider crescerà, non si ridurrà, con lo sviluppo dell'AI
C'è una narrazione diffusa, quasi automatica, secondo cui l'intelligenza artificiale ridurrà il lavoro dei fornitori di tecnologia: meno sviluppatori, meno consulenti, meno system integrator, perché "ci pensa l'AI". Sarà davvero così? Scopriamo di più.

C'è una narrazione diffusa, quasi automatica, secondo cui l'intelligenza artificiale ridurrà il lavoro dei fornitori di tecnologia: meno sviluppatori, meno consulenti, meno system integrator, perché "ci pensa l'AI". I dati raccontano l'esatto contrario. Il mercato non si sta comprimendo: si sta espandendo a un ritmo che il settore fatica persino ad assorbire, e la ragione è semplice — l'AI non è un sostituto del lavoro dei tech provider, è il più grande moltiplicatore di domanda che l'industria abbia mai conosciuto. Ecco undici punti, con i dati a sostegno.
1. La spesa IT mondiale cresce a doppia cifra, trainata dall'AI
Secondo le ultime stime di Gartner, la spesa IT globale raggiungerà 6.370 miliardi di dollari nel 2026, con un incremento del 14,2% rispetto al 2025 — una revisione al rialzo rispetto al +10,8% stimato solo a inizio anno, poi ulteriormente aggiornata nel corso dei mesi successivi. Non stiamo parlando di una crescita fisiologica o di un rimbalzo congiunturale: è un'accelerazione strutturale, spinta esplicitamente da data center, piattaforme cloud e applicazioni intelligenti. Ogni volta che un analista rivede le proprie stime, lo fa verso l'alto, non verso il basso — un segnale che il mercato si sta muovendo più rapidamente di quanto anche gli osservatori più attenti riuscissero a prevedere solo pochi mesi prima.
2. I servizi IT restano la voce di spesa più grande in assoluto
Contrariamente all'idea che l'AI "sostituisca" i fornitori di servizi, Gartner prevede che i servizi IT — implementazione applicativa, managed services, gestione delle infrastrutture, IaaS — raggiungeranno 1.870 miliardi di dollari nel 2026, in crescita del 9%: restano la componente più ampia dell'intera spesa tecnologica mondiale, superiore persino all'hardware e alle telecomunicazioni. Questo dato smentisce alla radice l'idea che l'automazione stia "svuotando" il valore dei servizi: semmai lo sta spostando verso attività a maggiore complessità, dove serve competenza umana per progettare, integrare e governare sistemi sempre più articolati. Qualcuno deve pur mettere in produzione, mantenere e far evolvere tutta questa infrastruttura, e quel qualcuno sono i tech provider.
3. La spesa mondiale in AI cresce del 47% in un solo anno
Gartner stima che la spesa globale in intelligenza artificiale supererà i 2.590 miliardi di dollari nel 2026, con un incremento del 47% sul 2025. Un tasso di crescita che non ha praticamente equivalenti in altri segmenti tecnologici degli ultimi vent'anni, e che si basa già su contratti cloud, licenze software e infrastrutture messe a bilancio dalle aziende, non su proiezioni ottimistiche. Questa spesa non si materializza da sola: si traduce direttamente in nuovi progetti, nuovi contratti di implementazione, nuovi team di delivery e nuova domanda di competenze specialistiche lungo tutta la filiera, dai fornitori di infrastrutture fino ai system integrator che portano l'AI dentro i processi aziendali reali.
4. Il software cresce più del PIL, più della media di mercato
Il comparto software raggiungerà 1.443 miliardi di dollari nel 2026, con un aumento del 15,1% — una crescita quasi doppia rispetto al PIL globale atteso. Ogni nuova release, ogni funzionalità basata su modelli generativi, ogni integrazione tra sistemi legacy e nuove piattaforme AI richiede sviluppo, testing, manutenzione, sicurezza: lavoro umano altamente specializzato, non sua sostituzione. L'illusione che "il software si scriva da solo" grazie all'AI generativa ignora che la produttività individuale più alta si sta traducendo, nei fatti, in più progetti avviati in parallelo, non in meno persone impiegate — perché la domanda di nuove applicazioni cresce più rapidamente della capacità produttiva che l'AI riesce a liberare.
5. L'Italia non fa eccezione: il digitale cresce più del doppio del PIL
Secondo il rapporto "Il Digitale in Italia 2026" di Anitec-Assinform, realizzato con NetConsulting Cube, il mercato digitale italiano ha raggiunto 84,4 miliardi di euro nel 2025 (+3,4%), un ritmo superiore a quello dell'economia nazionale nel suo complesso. I Servizi ICT, in particolare, sono cresciuti dell'8,1%, fino a 18,8 miliardi di euro, spinti proprio da AI, cloud e cybersecurity. Anche il software e le soluzioni ICT hanno toccato i 9,8 miliardi (+4,1%), mentre banche e settore assicurativo si confermano tra i comparti più dinamici negli investimenti digitali. Il messaggio è chiaro: anche in un'economia a crescita moderata come quella italiana, il digitale continua a correre a un ritmo doppio o triplo rispetto al resto del sistema produttivo.
6. La spesa in AI in Italia cresce quasi del 50% in un anno
Sempre secondo Anitec-Assinform, la spesa in intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto 1,38 miliardi di euro, con un incremento del 47,6% — il tasso di crescita più alto registrato in tutto il rapporto, superiore persino a quello della cybersecurity (+12%) e dei Big Data (+10,4%). È il segmento che, più di ogni altro, sta generando nuova domanda di system integrator, consulenti applicativi e sviluppatori specializzati in machine learning e AI generativa. Un mercato che parte ancora da valori assoluti contenuti rispetto agli Stati Uniti, ma che cresce a una velocità che, se mantenuta, porterebbe a un raddoppio della spesa in poco più di due anni.
7. La carenza di competenze è già un collo di bottiglia, non un'ipotesi
Se l'AI stesse davvero riducendo il fabbisogno di lavoro tecnico, non dovremmo osservare una carenza di talenti; osserviamo invece l'opposto. L'Osservatorio sulle Competenze Digitali, promosso da AICA, Anitec-Assinform e Assintel, stima che servirebbero circa 236.000 professionisti ICT in più in Italia solo per allineare il Paese alla media europea. A livello globale, Korn Ferry prevede 4,3 milioni di posizioni IT vacanti entro il 2030, con un impatto stimato da IDC di 6.500 miliardi di dollari in mancata produttività e fatturato non realizzato. Questi numeri non descrivono un settore che si sta restringendo: descrivono un settore che non riesce a crescere abbastanza in fretta da soddisfare la propria stessa domanda.
8. Otto aziende su dieci non trovano le competenze di cui hanno bisogno
Secondo ManpowerGroup, la carenza di talenti in settori specifici ha toccato l'78%, un massimo storico mai registrato prima. L'Experis Tech Talent Outlook Q1 2026 conferma che il 75% delle aziende italiane fatica a trovare i profili qualificati necessari, mentre secondo Deloitte quasi il 90% dei responsabili IT definisce l'assunzione e la retention di talenti tecnologici una sfida continua. Questo scenario non è compatibile con l'idea di un mercato del lavoro tech in contrazione: è il ritratto plastico di una domanda che supera strutturalmente l'offerta, con effetti diretti su tempi di rilascio dei prodotti, soddisfazione dei clienti e crescita salariale nei ruoli più richiesti.
9. L'AI crea più ruoli di quanti ne trasformi
Le proiezioni più citate a livello internazionale indicano che, mentre l'automazione ridisegna alcune mansioni esistenti, l'AI genera contestualmente nuova domanda di professionisti in ambiti come data engineering, cybersecurity, governance dei modelli e integrazione AI-enterprise: si stima che entro il 2026 spariranno circa 85 milioni di ruoli, ma ne emergeranno 97 milioni in ambiti legati a IA, dati, sicurezza informatica e innovazione sostenibile — un saldo netto positivo di circa 12 milioni di posizioni. Il paradosso apparente — meno posizioni "tradizionali", più posizioni "aumentate" — si traduce, per chi lavora nella filiera tecnologica, in un'espansione netta della domanda di lavoro qualificato, non in una sua contrazione.
10. Le infrastrutture per l'AI richiedono un'intera filiera di competenze umane
L'intelligenza artificiale ha bisogno di data center, energia, raffreddamento, semiconduttori, reti ad alta velocità e software specializzato: un'intera catena industriale che non si costruisce né si gestisce da sola. Gartner prevede che la spesa per infrastrutture cloud ottimizzate per l'AI raggiungerà 42,3 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita del 96,4% sul 2025, e che i sistemi per data center cresceranno del 55,8%, fino a quasi 788 miliardi di dollari complessivi. Anche l'Uptime Institute segnala che mancano circa 2,4 milioni di professionisti a livello globale nel solo settore delle infrastrutture digitali, un vincolo che rischia di rallentare la crescita più della disponibilità di capitale. Ogni euro investito in questa filiera si traduce in progetti che vanno progettati, implementati e presidiati da tech provider — non nella loro sostituzione.
11. Il vero terreno di crescita futura è il digital divide delle PMI
Se i primi dieci punti fotografano un mercato già in forte espansione, l'undicesimo indica dove si concentrerà la prossima ondata di domanda: le piccole e medie imprese, che restano strutturalmente indietro rispetto alle grandi aziende. Secondo l'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, il 76% delle PMI italiane non ha investito né prevede di investire nell'intelligenza artificiale, e solo il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione AI per i propri collaboratori. I dati ISTAT confermano il quadro: solo il 15,7% delle PMI italiane con almeno 10 addetti utilizza l'intelligenza artificiale, contro il 53,1% delle grandi imprese — un divario che, tra il 2023 e il 2025, è passato da circa 20 a 37 punti percentuali, segno che le grandi aziende stanno accelerando più rapidamente di quanto le PMI riescano a recuperare terreno. È proprio questo differenziale a rappresentare la riserva di crescita più importante per i prossimi anni: strumenti come il Piano Transizione 5.0, con crediti d'imposta fino al 45% per investimenti in software e piattaforme digitali, e la crescente pressione competitiva stanno spingendo un numero crescente di piccole imprese ad avvicinarsi finalmente al digitale — non per moda, ma per necessità di sopravvivenza competitiva. Colmare questo divario richiederà anni di lavoro di system integrator, consulenti e fornitori tecnologici capaci di tradurre l'AI in soluzioni accessibili anche per chi parte da una maturità digitale ancora bassa: un mercato enorme, in larga parte ancora inespresso, che da solo giustifica previsioni di crescita del settore ben oltre l'orizzonte 2026-2029.
In sintesi, quindi, l'equivoco di fondo è pensare all'AI come a una tecnologia che fa il lavoro al posto dei tech provider. I dati mostrano piuttosto una tecnologia che moltiplica il lavoro da fare: più infrastrutture da costruire, più software da scrivere, più sistemi da integrare, più competenze da colmare, e — soprattutto — un intero segmento di mercato, quello delle PMI, ancora largamente da digitalizzare. Il mercato non si sta restringendo attorno a un numero minore di fornitori più efficienti: si sta espandendo a una velocità che il numero attuale di professionisti disponibili non riesce a soddisfare. Per chi opera nell'ecosistema tech, la vera sfida dei prossimi anni non sarà difendersi dall'AI, ma trovare abbastanza persone qualificate — e abbastanza imprese pronte ad affidarsi a loro — per stare al passo con una domanda che l'AI stessa sta generando, a un ritmo che nessun altro fattore economico degli ultimi decenni ha saputo eguagliare.
Simone Ranucci Brandimarte
Presidente Gruppo DigiTouch S.p.A.
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